Giovani, Luisella Lionti: "Un'esistenza sospesa, impossibile per loro immaginare un futuro".
In Sicilia il lavoro per i giovani spesso comincia già con un compromesso. Accettare poco, guadagnare meno e rinunciare a costruire futuro. Non è solo precarietà, è una condizione che trasforma l’ingresso nel mondo del lavoro in un percorso a ostacoli fatto di contratti deboli, salari bassi e prospettive che si restringono invece di allargarsi. Il risultato è un’esistenza sospesa, in cui si lavora tanto ma si guadagna poco, e quasi mai abbastanza per costruire autonomia o immaginare un futuro stabile.
I numeri – secondo l’Istat - raccontano un divario profondo. In Sicilia il tasso di mancata partecipazione al lavoro dei giovani arriva al 47,0 per cento, mentre il tasso di occupazione dei 15-29enni si ferma al 23,5 per cento, contro il 34,4 per cento della media italiana. È un dato che spiega più di molte parole la difficoltà di una generazione intera. Non si tratta solo di disoccupazione ma di un sistema che produce occupazione debole, frammentata e spesso povera. A questa fragilità si aggiunge il nodo delle retribuzioni.
Troppi giovani lavorano con paghe basse, orari spezzettati e continuità incerta finendo nella categoria dei cosiddetti working poor, cioè persone che pur avendo un impiego non riescono ad arrivare a fine mese. Il lavoro, in questi casi, non basta a garantire dignità economica ma diventa una rincorsa quotidiana tra affitto, bollette, trasporti e spese essenziali. La conseguenza è doppia, da un lato cresce la frustrazione, dall’altro si accelera l’emigrazione.
Molti ragazzi e molte ragazze non vedono alternative e scelgono di andare via, verso il Nord o all’estero, dove trovano stipendi migliori e maggiore continuità occupazionale. La Sicilia così perde energie, competenze, lauree, specializzazioni. E perde soprattutto il capitale umano su cui potrebbe costruire sviluppo. Il precariato, però, non è solo un problema individuale. È un freno per l’economia regionale, perché riduce consumi, indebolisce i diritti, rende incerti i progetti di vita e abbassa la fiducia nel futuro. Quando il lavoro diventa intermittente e sottopagato, anche la cittadinanza si fa più fragile perché si rinuncia a formarsi, a investire, a mettere radici. È un circolo vizioso che finisce per impoverire l’intera regione. Per questo la questione del lavoro in Sicilia non può essere affrontata solo con misure emergenziali o con interventi tampone.
Serve piuttosto un cambio di passo. Più occupazione stabile, salari adeguati, contratti veri e un progetto di sviluppo capace di trattenere i giovani sull’isola. Senza questo, il rischio è che la precarietà continui a essere la condizione normale di una generazione intera.
Luisella Lionti, segretaria generale della Uil Sicilia