Palermo, l’escalation che fa tremare le periferie: tra micro e criminalità all’ombra dei clan

Lug 8, 2026
Palermo, l’escalation che fa tremare le periferie: tra micro e criminalità all’ombra dei clan
Ignazio Baudo, Uil Sicilia

Per comprendere le cause di questa recrudescenza e ribalta del fattore criminale nella nostra città occorre fare una attenta analisi di contesto.

Le radici della criminalità sono sempre multidimensionali e nascono dall'intreccio di fattori socio-economici, ambientali, psicologici e istituzionali. Una concatenazione di elementi che mette in luce una vera e propria crisi composta.

Per decenni la narrazione della criminalità a Palermo si è concentrata sulle dinamiche della criminalità organizzata, l’intercettazione dei flussi finanziari illeciti, il riciclaggio, tuttavia gli scenari più recenti evidenziano un fenomeno complesso e multifasico: una netta escalation criminale che vede intrecciarsi le trame invisibili della mafia con le manifestazioni violente della microcriminalità giovanile. Seppur oggi la mafia abbia assunto una fisionomia sommersa puntando ai grandi flussi finanziari, occorre tener ben presente che non ha mai abbandonato il controllo del territorio, continuando a controllare e gestire le piazze di spaccio, le estorsioni, che consentono anche una liquidità immediata, intercettando, servendosi e sfruttando la microcriminalità intesa come manovalanza a basso costo.

La microcriminalità, però, è anche il sintomo di un vuoto sociale, alimentato da fattori come l’esclusione sociale, la povertà educativa, la dispersione scolastica, la marginalizzazione, l’assenza di alternative alla strada e da una “pesante, visibile ed emblematica” assenza dello Stato, in quei luoghi, dove il crimine organizzato, che non ha mai interrotto il legame con la “strada”, trova terreno fertile.

Ecco perché già da diversi anni, abbiamo ritenuto, come organizzazione sindacale e che si caratterizza come il sindacato delle persone, sensibilizzare le istituzioni e la politica cittadina in ordine alla questione delle periferie.

Già da anni la Uil Sicilia ha promosso, organizzato e partecipato ad iniziative sociali, dove l’unione dei diversi attori sociali, siano essi associazioni del terzo settore, associazioni datoriali e articolazioni della pubblica amministrazione, ha permesso di iniziare un nuovo percorso di attenzione e intervento in quelle realtà dove nel tempo non è stato “fatto” e non è stato “dato”.

A Palermo negli ultimi 25 anni, la maggior parte degli investimenti realizzati hanno interessato quasi esclusivamente il centro storico e il recupero di parte della costa.

La vasta e complessa opera di riqualificazione ha certamente valorizzato e dato lustro ai molteplici siti di interesse storico culturale – patrimonio dell’Unesco, nonché reso fruibile e vivibile la zona storica della città che ha portato ad un risveglio della vocazione turistica.

Ad accompagnare questo processo di riqualificazione che ha segnato il passo contro il degrado e il riscatto rispetto al triste accostamento della nostra città al fenomeno mafioso, ci hanno pensato le tante iniziative sociali e culturali come Palermo Capitale Italiana dei Giovani, Palermo Capitale della Cultura, Manifesta.  Tutte componenti di un lungo processo di riscatto che sembrava aver fatto “cadere” quella maschera di città simbolo dell’illegalità, degrado e malaffare che per tanto tempo ha connotato la città.

Da tempo e attraverso diverse sollecitazioni sfociate anche in proteste pubbliche abbiamo denunciato quello che secondo noi appare come una delle tante contradizioni di questa città, e cioè le periferie, l’altra faccia della medaglia che in netta controtendenza rispetto alla zona elite, appaiono ai margini e non solo geografici, prive di servizi, nel degrado e nell’ assoluto abbandono istituzionale. E’ bene ricordare che quelle aree, occupano la stragrande maggioranza delle proporzioni territoriali complessive e dove la presenza di giovani è molto più folta rispetto al centro.

Visitando la città ci si rende conto quanto vera sia la rappresentazione seppur in parte plastica, quando viene descritta come un luogo dalle mille contraddizioni.

Infatti, preso atto della parte “buona” e in gran parte riqualificata, a cui accanto spicca anche una parte della “città borghese” – viale della Libertà – via Ruggero Settimo e dintorni, emerge uno spaccato di città assai diverso che è quello rappresentato dalle periferie.

Luoghi di cui la politica non ha tenuto conto, ritenendole forse “marginali” o forse non “funzionali o organiche” allo sviluppo complessivo della città, ignorando come la questione non sia solo e soltanto urbanistica ma anche e soprattutto sociale, culturale ed economica.

Oggi tante periferie sono diventate vere e proprie polveriere sociali dall’effetto boomerang che si sta ritorcendo contro le stesse amministrazioni e la cittadinanza. Tantissimi i residenti delle periferie che manifestano apertamente il diffuso sentimento di non sentirsi più parte di qualcosa di più grande.

Abbiamo avvertito, quindi, la necessità di intervenire, denunciando con forza e determinazione la deriva criminale sempre più alimentata da una preoccupante facilità di reperimento e circolazione di armi, le frequenti incursioni di gruppi o bande nella movida serale che in diverse occasioni hanno causato la morte di giovani ragazzi e il ferimento di altri.

Nella nostra città girare armati si sta trasformando in un fenomeno di moda e la fascinazione per le armi e i comportamenti violenti un chiaro segno di un declino sociale.

Diverse le iniziative, le manifestazioni organizzate per sensibilizzare le istituzioni, e con la partecipazione della cittadinanza, del mondo della scuola, della chiesa, non ultima la marcia silenziosa del 13 ottobre scorso organizzata da Cgil Cisl Uil di Palermo nel giro di solo 1 giorno e proprio in seguito all’ultimo fatto di cronaca nera, l’omicidio di un giovane ragazzo. L’avere rappresentato il “pungolo” o lo “sprono” rispetto ad una pubblica amministrazione “distratta” ha consentito di affrontare la questione come una vera e propria emergenza sociale.

Chiaramente complesso e complicato è stato il confronto con le istituzioni che in diverse occasioni hanno definito la recrudescente escalation di fatti criminali non come una emergenza o un allarme sociale bensì come una mera “percezione”. Definizione irricevibile e respinta al mittente!

Abbiamo più volte chiesto un dispiego maggiore e più capillare di forza dell’ordine certamente non episodico ma strutturale. Emblematica, infatti, per una città come Palermo, la situazione degli organici assai ridotti delle forze dell’ordine: oltre 300 unità in meno, negli ultimi 10 anni, per ciò che riguarda la Polizia e un organico sotto dimensionato di circa il 50% di Polizia Municipale che dovrebbe attestarsi invece a circa 2000 unità.

L’attenzione del Governo centrale e nello specifico del Ministro Piantedosi ha determinato un primo incremento del personale di Polizia.

Siamo convinti che il controllo del territorio sia un fatto indispensabile per contrastare e reprimere i fenomeni criminali ma altrettanto testardamente certi, che questi fenomeni si possano prevenire “intervenendo e restituendo ciò che non è stato dato alle persone che vivono in quei quartieri”.

Luoghi, questi, dove la presenza dello Stato ha latitato, negando loro i diritti più elementari e che in altre parti della città diamo per scontati. Troppo facile colpevolizzare e puntare il dito contro chi è ha avuto la “sfortuna” di risiedere in luogo dove persino il servizio idrico è in mano ai clan, dove il trasporto pubblico risulta essere carente e ridotto ai minimi termini e dove i presidi scolastici risultano essere insufficienti. Oggi tante periferie della nostra città appaiono come luoghi dormitorio, prive di servizi essenziali, manchevoli di centri di aggregazione, culturali e sociali. 

Testardamente abbiamo quindi chiesto e poi ottenuto l’istituzione di una cabina di regia Prefettizia, intestandoci il compito di elaborare un documento con proposte articolate e nella direzione della riqualificazione di un determinato contesto urbano, purtroppo alla ribalta negli ultimi anni per l’allarmante e dilagante fenomeno criminale, il quartiere San Filippo Neri meglio noto ai Palermitani come Zen. Un’opera di riqualificazione, che non deve limitarsi al rifacimento di una piazza o di una palestra, in quanto non è solo e soltanto una questione di maquillage urbanistico e/o architettonico, ma soprattutto una “rigenerazione” dal punto di vista sociale.

Il documento “Piano di Rigenerazione Urbana e Sociale del Quartiere San Filippo Neri”, consegnato in prefettura e conseguentemente trasmesso dal Prefetto al Ministero dell’Interno, contiene proposte volte ed intervenire e contrastare fenomeni come l’alto tasso di dispersione scolastica che in quel contesto supera di gran lunga la media non solo nazionale ma anche quella siciliana e dove solo il 2,5% dei residenti ha un diploma o una laurea.

Importante la proposta di incrementare l’attuale ed esiguo numero di assistenti sociali, figure di notevole rilevanza al fine di intercettare il disagio giovanile e delle famiglie.

Come importante per noi sarà la creazione di un polo di arti e mestieri, un’infrastruttura di formazione professionalizzante che dia la possibilità, in sinergia con il mondo imprenditoriale, di valorizzare le professioni anche artigiane.

Un piano che affianca alla rigenerazione urbana un articolato programma di investimenti in infrastrutture sociali (scuole, biblioteche, centri culturali, sportivi, sfruttando aree ed edifici dismessi o in disuso) progetti di reinserimento sociale ed occupazionale attraverso le politiche attive del lavoro – strumento importante e da valorizzare.

Questo sarà certamente un percorso lungo ma necessario, che dovrà far sì che si intervenga già dalle giovanissime generazioni prospettando, offrendo e costruendo loro una alternativa alla strada e al delinquere.