Teatro Massimo, l'appello dei corpi di ballo: "Stop al precariato".
Sono Romina Leone, danzatrice professionista del Corpo di Ballo del Teatro Massimo di Palermo. Ho 44 anni e fra circa tre anni andrò in pensione: non posso non soffermarmi e condividere questa mia riflessione sulla desolante situazione dei corpi di ballo oggi in Italia.
Quando mi affacciavo al mondo del lavoro, a circa 19 anni, piena di sogni e speranze, potevo guardare a un panorama lavorativo ancora abbastanza ricco e vario. Erano circa 13 i corpi di ballo presenti in Italia, quando ogni Fondazione lirica aveva il proprio. Oggi, su 14 Fondazioni con 14 orchestre e 14 cori, ne rimangono solo 4, e io posso vantarmi di essere tra i fortunati con un contratto a tempo indeterminato da 6 anni. Destino diverso spetta ai giovani danzatori che oggi entrano nel mondo del lavoro. Se vogliono rimanere in Italia, devono puntare ai 4 corpi rimasti o a compagnie private, spesso senza CCNL e sottopagate. Fare della passione un lavoro stabile, con contratto a tempo indeterminato come ogni lavoratore, è praticamente impossibile.[linvito]
Venti Anni di Crisi
La sintesi di questi ultimi vent’anni ha visto non solo la chiusura di 9 corpi di ballo, ma anche un accanimento legislativo sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, in particolare sui corpi di ballo, il settore più fragile. Sono stati gli anni dei blocchi delle assunzioni e degli infiniti “piani di risanamento”, dove i lavoratori – a tempo indeterminato e precari – hanno contribuito tagliandosi gli stipendi. In questo scenario, molte Fondazioni hanno eliminato i corpi di ballo per motivi economici, come il Maggio Musicale Fiorentino nel 2015 e l’Arena di Verona nel 2017, con le loro storiche tradizioni.
A peggiorare tutto è arrivata la legge Bonisoli (L. 81/2019), che ha permesso concorsi interni e pubblici per rimpinguare gli organici, ma prevede che dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato la Fondazione debba stabilizzare il danzatore o cessare il rapporto. Così, un professionista di 30-40 anni con 10-15 anni di esperienza si ritrova a casa, disoccupato e “cestinato” per sempre. È il destino inaccettabile che molti colleghi vivono e che altri affronteranno senza soluzioni. Il colmo è che il governo attuale, invece di dare dignità ai danzatori precari, propone un nuovo Codice dello Spettacolo con un “Corpo di ballo d’eccellenza nazionale” formato da giovani con contratti a tempo determinato di circa 3 anni, itinerante sul territorio. Perché investire in questa realtà precaria, invece di potenziare i corpi esistenti (noi a Palermo siamo solo 27!) o ricostituire quelli chiusi? Forse ci sono interessi dietro?
Perché non far circuitare i 4 corpi esistenti nei teatri senza balletto stabile, anziché compagnie private estere? Perché non investire sulla forza lavoro italiana per dare lavoro e dignità ai precari?
Da anni, Danza Error System – un movimento di danzatori che ha a cuore la danza italiana – porta avanti azioni di sensibilizzazione. Grazie a loro e al senatore Luca Pirondini, che si spende politicamente per i corpi di ballo, si è acceso un faro sulla crisi, che merita investimenti seri. La danza è un’arte meravigliosa, immediata, che arriva al cuore del pubblico suscitando emozioni. Migliaia di bambini riempiono le scuole sognando di diventare professionisti, ma sono costretti all’estero per lavorare dignitosamente, dato che in Italia le opportunità scarseggiano.
Al Teatro Massimo, i balletti fanno quasi sempre sold out: l’ultimo “Lago dei Cigni” ha esaurito tutte le 10 recite. Il pubblico ama i grandi balletti di repertorio e vede il proprio corpo di ballo misurarsi con sfide tecniche e artistiche.
Sono fiera del nostro Corpo di Ballo, sopravvissuto al rischio chiusura nel 2012 grazie alla lotta dei danzatori precari e al sostegno politico-dirigenziale. Mi auguro che da mezzo corpo di 27 danzatori diventi un vero corpo di almeno 40 elementi, stabilizzando i professionisti che la Bonisoli sta lasciando a casa.