Lavoro e innovazione, Tumminia: "Puntare sul capitale umano per governare la trasformazione".
Cambia la qualità e la quantità del lavoro e siamo chiamati a ripensare un nuovo modello di welfare e di politiche attive e passive capace di governare la trasformazione in corso. La contrattazione collettiva prova ad aprire nuove frontiere negoziali. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la proposta dei metalmeccanici di introdurre la settimana lavorativa di quattro giorni, mantenendo invariato il salario. Un nuovo punto di equilibrio tra lavoro che si crea e lavoro che si perde, un tentativo concreto di redistribuire l’eccedenza di personale salvaguardando l’occupazione e migliorando il rapporto vita-lavoro a favore della qualità della vita.
La proposta, tuttavia, non ha trovato piena applicazione ed è stata ricondotta a un percorso sperimentale affidato a una commissione paritetica. Come diceva qualcuno, “in Italia una commissione non si nega mai a nessuno”.
Solo puntando con decisione sul capitale umano potremo vincere la sfida dell’innovazione tecnologica. È necessario rafforzare i percorsi di studio introducendo tutte quelle competenze, a partire da quelle digitali, indispensabili ai giovani per affrontare il nuovo mercato del lavoro e le professioni emergenti.
Il processo di armonizzazione tra sapere e lavoro passa soprattutto attraverso il miglioramento e il rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro. Da un lato occorre aumentare le risorse economiche per consentire a un numero maggiore di studenti di accedervi; dall’altro, bisogna diffondere una cultura e strumenti che spingano le imprese a riconoscerne l’importanza e a parteciparvi con convinzione, creando veri percorsi di alternanza.
Un processo che deve coinvolgere non solo la scuola, ma anche l’università e la ricerca, promuovendo un contatto diretto tra studenti e imprese. Purtroppo, gli stage universitari spesso si trasformano in pretesti per mascherare lavoro a basso costo, e lo stesso vale per alcune esperienze di alternanza scuola-lavoro. I gravi incidenti che hanno coinvolto studenti degli istituti professionali segnalano infatti un modello distorto, che va ripensato e corretto per funzionare davvero.